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DJI Mavic 2 Pro è più veloce con più autonomia, nuovo anche il Mavic 2 Zoom

I nuovi droni DJI sono sicuramente un bel salto in avanti, DJI Mavic 2 Pro e Mavic 2 Zoom, sono migliori in tutto sono dotati di una batteria più capiente ad esempio, quindi più autonomia sia in termini di distanza che in termini di tempo di volo, e OcuSync 2.0, il particolare sistema di trasmissione dati tra il drone e il controller realizzato da DJI.Cominciamo quindi dal peso: stando a quanto mostrato nel documento, DJI Mavic 2 Pro pesa 970 grammi contro i 734 grammi dell’attuale Mavic Pro. Lo Zoom ne pesa invece 905. Come detto, un peso maggiore corrisponde a caratteristiche tecniche superiori. I nuovi droni hanno una velocità massima di 72 km/h, un’altitudine massima di 6 km e un’autonomia di volo di 31 minuti. Il vecchio Mavic Pro arrivava a 65 km/h, 5 km di altitudine per 27 minuti totali. OcuSync 2.0 sarà capace di fare stream video a 1080p fino a 8 km, al contrario del vecchio che arrivava a 720p fino a 7 km.

Se sono le doti fotografiche quelle che interessano, allora Mavic 2 Pro probabilmente è il drone giusto per voi, il nuovo CMOS da un pollice avrà una risoluzione di 20 MP a 10-bit, con un angolo di 28mm e un’apertura variabile meccanicamente da F/2.8 a F11. In più ci sarà HLG mode (Hybrid Log-Gamma) una sorta di High Dynamic Range. Per quanto riguarda i video, infine, la videocamera di Mavic 2 Pro sarà capace di riprendere in 4K a 30fps, 2.7K a 60fps e in FullHD a 120fps e 100Mbps.

DJI Mavic 2 Zoom invece conterà su un sensore CMOS da 1/2.3 pollici a 12MP con zoom ottico 24-48mm (da qui il nome) con apertura F/2.8 a 24mm e F/3.8 a 48mm, niente HLG in questo caso, ma stesse caratteristiche del Pro per quanto riguarda il video: 4K a 30fps, 2.7K a 60fps e FullHD a 120fps.

Voli automatici per i nuovi droni DJI Mavic 2 Pro e Mavic 2 Zoom
Nei piani di DJI, il volo automatico è un set di programmi automatici che permettono al fotografo di concentrarsi sul suo lavoro e non sui dettagli della navigazione, anche negli ambienti più complessi. Quindi i cinesi non hanno certo lesinato sui sensori anticollisione: ce ne sono ben 10 su tutti i lati del drone, per proteggerlo da eventuali ostacoli in una completa bolla digitale di protezione.

Gli ostacoli non fanno più paura

Per sfruttare al meglio una tale panoplia di occhi elettronici, mai visti così tanti su un drone DJI, è stato completamente riprogettato il sistema FlightAutonomy, che ora può contare su un server centralizzato più potente. All’atto pratico, ciò significa che grazie al sistema APAS (Advanced Pilot Assistance System) i droni Mavic 2 non sono più costretti a fermarsi di fronte a un ostacolo, come eravamo abituati, ma riescono a crearsi una mappa precisa dell’ambiente in cui volano e girargli semplicemente intorno, calcolando la rotta migliore per evitarlo. Con una sottile ironia (non conoscevamo ancora l’umorismo cinese, ora lo apprezziamo) DJI fa un po’ il verso a Parrot (che sostiene di non aver messo i sensori anticollisione sul nuovo Anafi perché ritiene che debba essere il pilota a usare la testa quando vol senza fidarsi dell’elettronica che può sempre fallire e date un falso senso di sicurezza) e avvisa che “FlightAuthonomy non compensa il giudizio del pilota durante il volo“, però intanto loro i sensori ce li hanno e li sanno usare eccome. D’altronde, come vedremo più in dettaglio, DJI vede nei Mavic 2 anche un “Anafi killer”, e con la versione Mavic 2 Zoom surclassa il pur ottimo zoom digitale francese con un impressionante zoom combinato ottico e digitale, e su entrambe le macchine (Mavic 2 Pro e Mavic 2 Zoom) inserisce la possibilità di inclinare la gimbal non solo verso l’alto ma anche verso il basso, nel range +/-75°.
Interessante anche la luce d’atterraggio automatica, che in condizioni di scarsa illuminazione si accende automaticamente sotto la pancia del drone per aiutare i sensori di precisione anche di notte (situazione di volo riservata ai piloti con attestato abilitati agli scenari standard) o in caso di atterraggio in una zona d’ombra.

Prevede quello che succederà nei prossimi tre secondi

ActiveTrack 2.0 mette insieme la generazione di rotte automatiche con l’evitamento degli ostacoli, con una potenza e precisione di volo e aggiramento degli ostacoli mai vista prima su un drone DJI. Sfruttando sia la camera frontale che le due piccole camere secondarie frontali, i Mavic 2 creano una precisa mappa tridimensionale dell’ambiente in cui volano, ma non basta: visto che alcuni ostacoli stanno fermi ma altri si muovono, il drone ha degli algoritmi che gli consentono di prevedere quello che succederà verosimilmente nei prossimi tre secondi e agisce di conseguenza, senza smettere di riprendere e scattare foto.

All’atto pratico significa che se il drone sta inseguendo automaticamente un soggetto non lo perde anche se quest’ultimo viene nascosto momentaneamente da un ostacolo: il drone ci gira intorno e riprende a inseguire (e filmare) il suo target, e questo addirittura anche in sport mode, a oltre 70 km/h di velocità.

Aerodinamica tutta nuova
DJI ha lavorato parecchio per affinare l’aerodinamica dei nuovi Mavic 2, riducendo del 19% la resistenza indotta dalla fusoliera, e adottano le eliche silenziose già viste sul Mavic Pro Platinum, tutti accorgimento che consentono ai Mavic 2 di raggiungere – in Sport Mode – la velocità di 72 hm/h (44 mph) e di raggiungere (non in Sport Mode) i 31 minuti di autonomia. DJI assicura che anche ad alta velocità le riprese saranno sempre perfette, grazie alla grande precisione e velocità del gimbal a tre assi che equipaggia tutti e due i nuovi Mavic. Le immagini e i filmati per praticità possono essere registrati sulla scheda integrata da 8 GB, o su una micro SD esterna se non dovesse bastare. A proposito di praticità, l controller ha gli stick staccabili per poter riporre in meno spazio la radio di bordo, anche questa non è una novità assoluta ma sempre pratica.

Con tanta intelligenza e sensori a disposizione, non sorprende che i nuovi droni Mavic abbiano anche tantissimi strumenti per le riprese automatiche a disposizione del fotografo. A cominciare da una funzione Hyperlapse tutta nuova, che permettono di fare riprese ultra accelerate per mostrare in pochi secondi ciò che avviene in parecchio tempo, che può anche essere condivisa immediatamente sui social media. Hyperlapse può essere usata sia volando manualmente sia combinandola con Circle, in cui il drone vola attorno a un soggetto selezionato tenendolo sempre al centro della ripresa o Couse Lock, in cui il soggetto viene tenuto al centro della ripresa mente il drone viene pilotato a mano. Infine WayPoint consente di stabilire un percorso complesso disegnandolo sul tablet o sullo smartphone e per ogni punto si possono stabilire quote diverse, per creare facilmente complesse missioni di volo automatico.

Hasselblad o zoom ottico? Libertà di scelta

I nuovi Mavic sono due: Mavic 2 Pro e Mavic 2 Zoom, entrambi riprendono in 4K, con bitrate massimo di 100Mbps, con codec di compressione H265. Le immagino possono essere registrate contemporaneamente in formato RAW e in formato JPG, e un nuovo Enhanced High Dynamic Range miscela le immagini per ottenere scatti estremamente dinamici senza immagini fantasma, raggiungendo un eccezionale range di 14 stop per il Mavic 2 Pro e 13 per il Mavic 2 Zoom.

Mavic 2 Pro è equipaggiato con una camera Hasselblad, basata su un sensore da un pollice CMOS con profilo di colore 10-bit Dlog-M, che in parole povere significa che il Mavic 2 Pro ha quattro volte la profondità di colore per canale rispetto al predecessore Mavic Pro. La risoluzione delle foto è 20 megapixel, con la tecnologia proprietaria Hasselblad Natural Colour Solution (HNCS). L’apertura del diaframma, selezionabile dal pilota, varia tra f/2.8 e f/11. Quanto ai filmati, abbiamo a disposizione un 4k HDR il che significa che i contenuti registrati possono essere essere direttamente visualizzati su un televisore 4K dotato di HLG (Hybrid Log Gamma) per godersi i filmati con il tono di colore ottimale.

Mavic 2 Zoom strappa al Parrot ANAFI il primato di essere il primo drone ripieghevole con zoom, e aggiunge lo zoom ottico (24-48 mm) a quello digitale 2X senza perdita di qualità (in FullHD, non in 4K): all’atto pratico, significa che lo zoom del Mavic 2 Zoom per e riprese FullHD è equivalente a quello di un teleobiettivo 96 mm, davvero tanta roba per un drone così piccolo. Impressionante anche la velocità di messa a fuoco, che combinando fase e contrasto è più veloce del 40% rispetto al “vecchio” (si fa per dire) Mavic Pro. La risoluzione delle foto è 12 Megapixel, ma soprattutto chi fa foto di paesaggi troverà interessante la possibilità di usare la funzione Super Resolution che fruttando le possibilità dello zoom ottico combina insieme nove scatti per creare gigantografie da 48 megapixel. Già visto anche sull’ANAFI di Parrot, ma ovviamente in versione potenziata grazie allo zoom ottico, solo sul Mavic 2 abbiamo la funzione Dolly Zoom QuickShot, che consente di mantenere il soggetto della ripresa a una dimensione fissa mentre il drone fa una carrellata avanti e indietro allargando a dismisura o rimpicciolendo lo sfondo, per rivelare o chiudere l’ambiente circostante: una tecnica di ripresa estremamente suggestiva sfruttata da maestri del cinema del calibro di Alfred Hitchcock e Stanley Kubrick.

 

Prezzi e disponibilità

Il DJI Mavic 2 Pro ha un prezzo di listino di € 1.449 , mentre il Mavic 2 Zoom ha un prezzo leggermente più basso di 1.249 €, entrambi a breve saranno disponibili per l’ordine su BL2Store