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Blackmagic Pocket Cinema Camera HD


Un sensore Super 16mm nel corpo di una compatta con un range dinamico elevatissimo.

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La Blackmagic Pocket Cinema Camera è prodotta da Blackmagic Design, azienda australiana in crescita esponenziale grazie al suo coefficiente di creatività. Nata come produttrice di sistemi di post produzione video, ha allargato negli anni il suo range di prodotti a suon di acquisizioni e innovazioni tecnologiche, spinte dal vulcanico ad Grant Petty; il softwareDaVinci Resolve, forse il più utilizzato a Hollywood nel campo del color grading, è suo.

La BlackMagic Design nel 2012 ha incominciato a sfornare macchine per la produzione cinematografica a prezzi sorprendenti: la Cinema Camera, videocamera a lenti intercambiabili che registra in 2.5K in formato Raw video e registra su SSD, e poi la Production Camera 4K, che supporta il UHD 4K a 30 fps.

Si tratta di dispositivi dalla filosofia completamente diversa rispetto a quella delle altre case.

Le principali sono:

– design inedito: scatole nere pressoché lisce, molto funzionali ed eleganti;

– caratteristiche hardware/software: grandi sensori, supporto per file raw, notevole portabilità, compatibilità con la maggior parte degli obiettivi sul mercato;

– prezzi bassi, per rendere la qualità cinematografica alla portata di molti;

– nuovo approccio al concetto di consumer videomaking, dove il lavoro in post produzione si prende una parte sempre più importante dell’impegno totale. Un po’ come l’elaborazione delle immagini in Photoshop, che nella resa finale di una foto diventa quasi più importante dello scatto.

Insomma, ce n’è a sufficienza per diventare un nuovo punto di riferimento del settore e abbattere i costi delle piccole produzioni. La Pocket Cinema Camera, l’ultima nata, concentra alcune delle caratteristiche della Cinema Camera nel corpo di una fotocamera compatta: sta nella tasca dei pantaloni e si propone come un’arma letale per documentaristi, filmaker indipendenti low budget, produzioni pubblicitarie.

Le specifiche: sensore Super 16 mm (12,48 mm x 7,02 mm), risoluzione 1920×1080, frame rate fino a 30 p, 13 stop di range dinamico.
Sistema Active Mft per ospitare obiettivi Micro 4:3. Due formati di registrazione: Apple ProRes 422 e Loseless Cinema Dng Raw. Storage: SD, SDHC e SDXC card.

Packaging

Nero e piuttosto semplice. Ci aspettavamo forse qualcosa di più, ma in fondo è anche vero che dal punto di vista del form factor si tratta di una compatta e che anche questo è un modo per contenere i costi. Dentro alla confezione, oltre al corpo macchina, c’è la batteria, l’alimentatore e prese internazionali.

Obiettivo

Non è incluso nessun obiettivo con la Camera e per le prove abbiamo utilizzato un Panasonic Lumix G X Vario 12-35 Hd con apertura costante f/2,8 e stabilizzatore ottico Mega Ois. Facile da montare e da smontare: il tasto di sblocco è vicino al barilotto, ma è talmente ampio che possiamo fare tutto con una mano sola.

Corpo e feeling

In mano la Bmpcc è a dir poco esaltante. Tascabile (12,8 x 3,8 x 6,6 cm), ma inaspettatamente solida e pesante il giusto (355 grammi), con corpo in magnesio e finiture metalliche, ci dà la sensazione di maneggiare qualcosa di serio, con cui affrontare anche situazioni difficili.

La usiamo per giorni di riprese a mano e sul cavalletto. In quelle a mano libera, quando facciamo inquadrature ravvicinate sui dettagli la sentiamo ben bilanciata: ha un ottimo grip sui polpastrelli e non stanca troppo le mani (certo, dipende dall’obiettivo che si usa), ma non ha certo le dimensioni più imponenti delle videocamere pro per riprese in movimento senza steady. Per quelle è necessario munirsi di Rig e attrezzature apposite.

Ci sono due alloggiamenti sui bordi (superiore e inferiore) piuttosto comodi e ben rifiniti per utilizzare il cavalletto che, al di là dello shooting “da strada”, è forse la sua destinazione principale.

Display

Il monitor LCD da 3,5” con risoluzione 800×480 non è orientabile, quindi poco utile in caso di inquadrature un po’ estreme, ma ci piace molto. Tutte le informazioni utili sono posizionate su una banda nera sul fondo, in modo da lasciare pulito il display per controllare con precisione le immagini.

Tasti

La pulsanteria è essenziale e intuitiva. Il tasto Rec è in posizione istintiva sul bordo superiore, non dobbiamo mai guardare per far partire la registrazione. In fianco ci sono tre tasti utilissimi per vedere il girato senza passare attraverso il menu. I tasti a croce del menu, sul retro, sono un po’ tropo duri, il che rende difficile settare la camera in situazioni di emergenza o quando dobbiamo cambiare impostazioni velocemente. Più facile usare “iris” e “focus”, sempre sul retro, per impostare esposizione e autofocus.

Connessioni

Sul bordo destro troviamo le uscite per alimentatore, micro HDMI, cuffie, microfono e controllo remoto. Per quanto eleganti, non sono proprio l’ideale per una camera che si propone come tool per i documentari in zone remote e imprevedibili: sono troppo esposte a polvere, acqua e elementi di ogni genere. Avremmo preferito una protezione.

Il bordo inferiore ospita batteria, alloggiamento scheda e porta mini usb. Niente funzioni di condivisione immediata sui social: la Bmpcc non è fatta per questo.

Impostazioni

Scegliere come impostare le caratteristiche delle immagini è molto facile e immediato, ma bisogna avere rudimenti di fotografia e cinema per capire cosa fare. Ad esempio non c’è il bilanciamento automatico del bianco automatico (si va per temperatura colore), così come mancano le impostazioni predefinite come quelle che hanno molte videocamere. Il menu ha quattro voci: Camera, Audio, Formati di registrazione, Display. Le info sono poche, utili e chiare. Molto bene.

Il range ISO va da 200 a 1600, la temperatura colore da 3200k a 7500k, l’apertura obiettivo da 45° a 360°. Il range dinamico da 13 stop, fondamentale feature della Bmpcc per migliorare i livelli di contrasto, ha modalità Film (più adatto a riprese cinematografiche Raw) e Video (per i video HD, ideale per il web e i formati compressi). C’è anche la possibilità di riprese in Time Lapse Interval, con scatti di immagini fisse da 2 frame a 10 minuti di intervallo.

Registrazione

Bmpcc, così semplice e pulita, sembra un gadget per tutti ma non lo è. Per farle dare il meglio servono obiettivi, accessori, dimestichezza con l’arte delle immagini. Ma utilizzarla è un piacere e imparare pure. Giriamo in entrambi i formati Pro Res e Raw e il livello di dettaglio delle immagini è impressionante per una piccola del genere, in alcuni casi al livello di sistemi molto più sofisticati come quelli delle Red, senza effetti moiré o artefatti. La definizione a luci basse è altrettanto impressionante.

I file Raw occupano velocemente le memorie, quindi serve una dotazione di almeno un paio di schede da 64GB. Nelle stesse condizioni di ripresa, se si gira nel formato più compresso invece abbiamo autonomia di memoria più ampia. Quelli prodotti dalla Bmpcc non sono file pronti per la pubblicazione; si tratta di clip “grezze”, soprattutto quelle in Raw, ma sono ricche di dettagli non processati e vanno poi lavorate con programmi di color grading.

Per capire la differenza fra le immagini sfornate della camera e quelle trattate in post produzione potete guardare questo video comparativo.

Ecco invece un video sui canali di Venezia girato con la Bmpcc e poi “corretto”, dove si può apprezzare la qualità d’immagine prodotta dall’ampia gamma di stop dinamici.

Quando impari a usarla, capisci che l’ampio range dinamico ti facilita la vita sul campo, accorciando i tempi delle impostazioni e risparmiandoti un po’ di lavoro in post produzione.

difetti principali invece sono due:

– il microfono incorporato non è all’altezza delle immagini e in caso di intervista o video con rumori d’ambiente è necessario dotarsi di un microfono esterno;

– l’autofocus: nonostante il pulsante “focus” per la gestione, la funzione è lenta e imprecisa, inadatta a riprese improvvisate o alla documentazione di eventi. Senza obiettivi con autofocus efficace tutto diventa macchinoso o presuppone grande esperienza nella regolazione manuale del fuoco.

Batteria

Qui non ci siamo proprio. Sebbene ce ne sia una supplementare in dotazione, l’autonomia dura circa un’ora. Si ricarica in oltre due ore da spenta e quasi tre ore se tenuta accesa. E l’indicatore non è preciso: quando vediamo che il livello sta scendendo ci tocca cambiarla, perché non si può prevedere quando arriverà a esaurimento. Fondamentale portarsene dietro almeno una addizionale, sempre carica.

Conclusioni

Difficile che in questo momento riesca a scalzare il dominio della Canon 5D, che quanto alla gestione del focus resta chilometri avanti (anche la 70D fa meglio, in questo campo). Ma se ne consideriamo le caratteristiche e se pensiamo che il corpo della Bmpcc costa 785 euro contro i circa 3.500 della Canon, probabilmente una parte di filmmaker indie e documentaristi con un buon parco obiettivi nello zaino potrebbe tentare di avventurarsi su questo nuovo prodotto, utilizzandolo come camera principale o secondaria. E se non hai le lenti, il corpo macchina ti costerà quasi sempre meno di un buon obiettivo – un bel vantaggio. Sensore, file supportati e range dinamico sono impensabili a questo prezzo e racchiusi in queste dimensioni.

Per l’utenza consumer è più difficile padroneggiarla, ma Blackmagic sta pompando molto su portabilità e immediatezza, mettendo a disposizione supporto, forum e il software per l’editing DaVinci Resolve gratis (almeno la versione Lite).

In ogni caso per gli appassionati di video l’irruzione di una camera del genere è una manna dal cielo, che potrebbe spingere Canon e altri player a investire su prodotti ancora migliori ed economici.

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